Sono stati resi noti nei giorni scorsi i primi risultati del progetto MAT4TREAT, finanziato dall’UE e gestito da un consorzio di otto università e due istituzioni non accademiche a cavallo di sette stati membri, finalizzato allo sviluppo di nuovi materiali per rimuovere gli inquinanti emergenti dalle acque reflue. Nel dettaglio, il progetto si è concentrato sul trattamento degli scarti derivanti dalla lavorazione di prodotti farmaceutici per l’eliminazione degli xenobiotici.

Si tratta di composti chimici estranei alla vita vegetale e animale di natura organica e sintetica, particolarmente difficili da rimuovere con le tradizionali procedure di trattamento delle acque. Questo tipo di sostanze, quindi, rischiano pesantemente di influire sugli ecosistemi acquatici e sulla salute umana.

Lo studio ha portato alla creazione di nuovi materiali assorbenti e fotocatalizzatori che funzionano da filtro, separando i contaminanti dell’acqua. Queste innovative membrane sono composte da materiali che vengono attivati dalla luce del sole e che sono in grado di produrre specie attive con cui è possibile degradare i contaminanti, fino a raggiungere il loro abbattimento completo.

Questi nuovi materiali contengono anche grafene, carbonio e sostanze magnetiche che su attivano alla presenza di molecole organiche per intrappolare i contaminanti che vengono poi rimossi dall’acqua con l’utilizzo con una calamita.

L’obiettivo dei ricercatori è quello di continuare a testare queste nuove tecnologie al fine di portare il processo sul piano industriale, attraverso sperimentazioni su grandi volumi di acqua, affinché sostanze pericolose per la salute come gli xenobiotici possano essere eliminati dagli scarti di lavorazione degli impianti farmaceutici.

Del progetto fanno parte anche ricercatori dell’Università di Torino e del Politecnico di Torino, coordinati dalla capo progetto Giuliana Magnacca.

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