Dopo i mesi estivi particolarmente caldi e la conseguente siccità che ha colpito i terreni, una delle regioni più colpite dall’emergenza idrica, la Puglia, ha saputo sviluppare un interessante progetto dedicato al recupero delle acque reflue. In particolare è stata la città di Foggia che si è messa in prima linea nel concretizzare interventi strutturali per il recupero delle acque reflue. Gli utilizzi potrebbero essere applicati non solo a fini irrigui ma anche ambientali e civili.

“Il riuso delle acque reflue – ha spiegato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia – era previsto dal programma di governo. Ma già la Regione Puglia ha fatto un grande lavoro in materia. Con interventi come questo risparmiamo le acque irrigue, non depauperiamo le falde che così non si salinizzano ed evitiamo di buttare in mare acque depurate, ma le riutilizziamo. Si tratta di un lavoro complesso, ma che darà vantaggi all’agricoltura e all’ambiente. E sappiamo che il sistema della depurazione pugliese è uno dei migliori in Italia anche grazie al lavoro degli uffici e alla continuità dell’azione politica nel settore.”

Solo da pochi anni in Italia si utilizza questa tecnologia, ed è per questo che anche il WWF ha insistito per intervenire con un programma di realizzazione a breve termine.

L’associazione ambientalista inoltre rileva che l’occasione è offerta anche dal “Patto del Sud” che consente di finanziare la costruzione di nuovi sistemi idrico-irrigui. Per la sola città di Foggia verrebbero recuperati circa dieci milioni di metri cubi l’anno, un’importante quantità d’acqua disponibile tutti gli anni a prescindere dai periodi di siccità.

Come sottolinea il WWF il recupero delle acque reflue risponderebbe a problemi diversi. Dalla disponibilità costante di acqua pulita all’impatto zero nell’ecosistema naturale: gli impianti infatti non verrebbero necessariamente realizzati lungo corsi d’acqua e perciò non si creerebbero problemi di erosione costiera derivante dallo sbarramento dei flussi dal fiume al mare. Anzi, si contribuirebbe ad incrementare la biodiversità, realizzando nuovi ecosistemi naturali in aree agricole attualmente prive.
Il recupero delle acque reflue risolverebbe anche il problema della scarsa qualità dell’acqua attualmente in uscita dagli impianti di depurazione. Gli impianti di fitodepurazione sono in grado di sostenere meglio i picchi di flussi idrici rispetto agli impianti di depurazione tradizionali.

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