Nelle acque reflue si trova una concentrazione importante di microplastiche prodotte da lavorazioni industriali che confluiscono nell’ambiente e lo mettono pesantemente in pericolo. Tra le attività che producono residui dannosi c’è anche il lavaggio di indumenti sintetici provenienti dalle lavanderie commerciali e industriali. Proprio per questo, un gruppo di studiosi canadesi dell’Institut National de la recherche scientifique ha effettuato degli studi su questo tipo di attività arrivando a pubblicare la ricerca “Treatment of microplastics in water by anodic oxidation: A case study for polystyrene”.

Lo studio mostra un nuovo processo per depurare le acque reflue attraverso l’ossidazione elettrolitica, fino a degradare le microplastiche derivanti dalle attività delle lavanderie direttamente alla fonte. Le analisi, quindi, dimostrano che è possibile abbattere queste particelle con un metodo che viene considerato amico dell’ambiente, perché non richiede l’utilizzo di alcuna sostanza chimica. Questo processo funziona grazie agli elettrodi che generano i radicali idrossilici e attaccano le microplastiche.

Perché agire alla fonte? Quando gli scarichi delle lavanderie arrivano all’impianto di trattamento delle acque reflue, si mescolano con grandi quantità di acqua, portando così alla dispersione degli inquinanti e rendendoli più difficili da abbattere. Agire direttamente alla fonte, invece, permette di bloccare da subito la maggior parte delle microplastiche presenti, poiché la loro concentrazione, essendo maggiore rispetto ai litri d’acqua, consente di identificarle ed eliminarle con più facilità.

Lo studio in laboratorio sta portando già ottimi risultati, l’efficienza di degradazione delle microplastiche è stata dell’89%. Son previsti a breve esperimenti all’esterno per implementare la ricerca. Una volta accertata la sua efficacia negli scarichi idrici da lavanderie industriali nell’ambiente, il passaggio successivo sarà quello di pianificare i costi per il trattamento e l’adattamento della tecnologia per trattare maggiori quantità di acque reflue.

Se questa nuova tecnologia verrà considerata valida permetterà di eliminare il 35% delle microplastiche che vengono rilasciate nell’ambiente. La sfida delle microplastiche però è ancora aperta e la strada da fare è molta.

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