La California sulla via dell’acqua riciclata

È dei primi di gennaio la notizia che la California potrebbe presto iniziare a bere acque reflue purificate.
Il Golden State infatti sta fronteggiando una situazione di siccità che dura da cinque anni, causata da vari fattori, come ad esempio le condizioni metereologiche particolarmente secche e il cambiamento climatico, e gli esperti sono arrivati ad affermare che anche se a San Francisco e Oakland piovesse 25 mm al giorno per 13 anni di seguito le falde acquifere della California non tornerebbero ai livelli pre-siccità.

In una situazione del genere, con un adeguato supporto tecnologico la soluzione del riuso dell’acqua sembra la più praticabile e la meno costosa.

In realtà in Israele, stato prevalentemente desertico, il riciclo delle acque reflue è già realtà, ed è il secondo metodo più usato di approvvigionamento di acqua dopo la desalinizzazione: fornisce quasi un quarto della domanda, sebbene non sia facile depurare l’acqua proveniente da bagni, docce e fabbriche, data anche l’importante presenza di resti solidi.
Liberare i liquami da tutto è solo il primo step, che viene poi seguito dall’azione di microbi appositi che riescono a eliminare le impurità. Uno dei maggiori costi di questa operazione è rappresentato dall’energia usata dalle pompe che immettono l’aria necessaria ai microrganismi per sopravvivere.

Anche Singapore, classificato come povero d’acqua dalle Nazioni Unite e da sempre costretto ad importarne dalla Malesia, riesce oggi a sopperire per un terzo al fabbisogno totale del prezioso liquido grazie alla depurazione delle acque reflue.

Gli esempi di questi stati virtuosi ci fanno riflettere sull’importanza del progresso tecnologico nei processi di depurazione dell’acqua e ci fanno sperare in meglio per il futuro del pianeta.

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