Sono passati sei anni da quando sei ragazzi, all’epoca studenti di Biotecnologie industriali e Ingegneria Energetica, hanno avuto l’intuizione di usare ai fanghi di depurazione provenienti dalle acque reflue per produrre energia.

La loro idea, era quella di trattare i fanghi utilizzando il calore prodotto dai loro stessi batteri, in modo da essiccarli e generare energia tramite pirolisi. La visione si trasformò presto in realtà quando notarono che i batteri presenti nei fanghi, mantenuti in vita per continuare a produrre calore, portando la sostanza di scarto a una temperatura di 65 gradi centigradi con una riduzione dell’umidità del 70%.

Così nasce il progetto Nutrieno, un fiore all’occhiello nell’innovazione italiana nella biomassa che ha trovato la sua fortuna nella Sylicon Valley (USA). In Italia non erano riusciti a trovare nessuno disposto a investire su questo progetto, così sono andati a proporre la loro idea alle aziende americane sempre attente allo sviluppo di nuove tecnologie.

Nutrieno è nato inizialmente con lo scopo di trovare un modo per abbattere i costi delle aziende per lo smaltimento dei fanghi di depurazione. Riducendo il volume del 70%, infatti, avrebbero ridotto anche il numero di camion necessari al trasporto degli scarti, ed eliminando dai fanghi i germi e le sostanze nocive, avrebbero inquinato di meno. Ma la vera scoperta è stata che il risultato ottenuto, era un ottimo ammendante per le piante, cioè un prodotto con la capacità di migliorare le caratteristiche fisiche di un terreno in modo totalmente naturale.

Senza l’utilizzo di alcun fertilizzante aggiuntivo, Nutrieno arricchisce frutta e verdura grazie ai suoi nutrienti naturali. La sua struttura permette di trattenere l’acqua e promuovere la bioattività naturale del terreno, oltre ad essere utilizzato per fiori, spezie e piante da giardino consentendo loro di crescere in salute.

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