Anche le acque reflue provenienti dalla lavorazione del latte possono essere recuperate. Lo conferma la pubblicazione ‘Wastewater Treatment in Dairy Processing‘ dell’International Dairy Federation (IDF). Nello studio sono raccolte le best practice internazionali del settore relative alle pratiche più innovative per le tecnologie lattiero-casearie ecocompatibili offrendo una vasta documentazione sulle tecnologie disponibili in questo settore. I casi analizzati arrivano da tutto il mondo: Canada, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Giappone, Svezia e India.

Il report delinea il modo in cui la filiera lattiero – casearia si sta impegnando per  l’adozione di pratiche sostenibili in grado di garantire le migliori competenze e risorse per il processamento e il trattamento delle acque reflue nell’intera catena di approvvigionamento dei prodotti lattiero-caseari.

Come tutti i rifiuti di scarto dei processi produttivi, infatti, anche le acque reflue che derivano dalla lavorazione del latte devono essere trattate prima di essere smaltite. In questo processo risultano molto efficaci i fanghi attivi che, insieme ad altri procedimenti, garantisce il raggiungimento dei livelli di qualità richiesti per lo scarico.

La pubblicazione non si ferma qui: secondo l’IDF, infatti, le acque reflue derivanti dalla lavorazione del latte possono essere utilizzate addirittura per la produzione di energia e il recupero di acqua. Il materiale di scarto, infatti, può essere prima lavorato da reattori anaerobici per trattare l’inquinamento da carbonio e produrre biogas, per poi passare attraverso bioreattori a membrana e filtrazione a membrana con cui si ottiene acqua riutilizzabile.

Molte di queste tecnologie sono già in uso da parte di varie aziende che producono latte, ma la diffusione di questo tipo di impianti lungo tutta la filiera potrebbe ridurre di molto i liquidi di scarico immessi nell’ambiente.

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