Servono sforzi comuni per migliorare la qualità delle acque europee. È questo il sunto della quinta Conferenza Europea sull’acqua che si è svolta nelle scorse settimane a Vienna.

Se, da un lato, negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti in tutta Europa per il miglioramento della qualità dell’acqua, per una gestione più integrata e per la prevenzione delle inondazioni, dall’altra, invece, rimangono problemi strutturali riguardanti soprattutto l’inquinamento da agricoltura, trattamenti delle acque reflue non ottimali, modifiche fisiche dannose per fiumi e laghi e un’eccessiva estrazione delle acque.
I punti di miglioramento su cui i Paesi europei devono lavorare, quindi, sono ancora molti: entro il il 2027, infatti, l’UE dovrebbe garantire buone condizioni ecologiche della risorsa idrica e prevenirne il deterioramento.

È importante che i problemi emersi nel corso della conferenza europea sull’acqua vengano seriamente considerati per valutare l’idoneità generale della normativa Ue in materia di acque, compresa la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane.

Gli Stati Membri, ora, dovranno seriamente intensificare le loro azioni finalizzate al miglioramento della qualità delle acque di fiumi, laghi e zone umide d’Europa: secondo i dati diffusi alla Conferenza, infatti, appena il 40% delle acque europee è attualmente in salute.

Anche l’Italia dovrà darsi da fare nei prossimi anni. Anche il WWF nazionale, infatti, ha evidenziato la necessità di interventi legislativi significativi che possano garantire il rispetto degli obiettivi del 2027.
Ora non resta altro che recepire le considerazioni emerse nel corso della conferenza ed implementarle al fine di salvaguardare la qualità delle acque nazionali ed europee.

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