Il riuso delle acque reflue in agricoltura continua a essere uno dei temi caldi su cui è importante sensibilizzare l’opinione pubblica per evitare di attingere alle sempre più scarse risorse idriche. Lo conferma anche Ref Ricerche, che nei giorni scorsi ha pubblicato lo studio “Riuso delle acque depurate in agricoltura: una scelta indifferibile”.

Secondo il Ref, infatti, “gli indici di pressione sulla risorsa idrica restituiscono un quadro di moderato stress in tutti i Paesi dell’area mediterranea”. Proprio per questo motivo diventa prioritario individuare e favorire l’adozione di sistemi di riuso dell’acqua che evitino di intaccare le risorse disponibili. In questo contesto, quindi, il riuso delle acque reflue opportunamente trattate diventa un’attività necessaria soprattutto in quei settori, come l’agricoltura, in cui il recupero è possibile e auspicabile.

Su questo tema è intervenuta recentemente anche l’Unione Europea, che ha recentemente emanato un regolamento sulle prescrizioni minime per le acque da riuso irriguo agricolo da applicare a partire dal 26 giugno 2023. L’obiettivo è quello di “rimuovere gli ostacoli a un riuso diffuso, garantendo la sicurezza delle acque trattate, un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana e animale”, proprio per favorire una soluzione capace di ridurre l’impatto ambientale delle attività agricole.

Per poter effettivamente utilizzare le acque reflue nella coltivazione dei campi, però, è indispensabile migliorare gli impianti di depurazione esistenti, implementare eventuali trattamenti propedeutici al riutilizzo e adeguare le reti di distribuzione, anche attivando accordi per il conferimento delle acque tra consorzi irrigui e distretti industriali.

Mettere a sistema queste infrastrutture porterebbe grandi vantaggi sul fronte ambientale, sociale ed economico, non solo a favore degli utilizzatori finali, ma anche della collettività e degli ecosistemi naturali, ma al momento, secondo il Ref, persistono “barriere di ordine tecnologico, culturale ed economico che hanno scoraggiato la diffusione di questa pratica”, anche in relazione al costo degli impianti. Da questo punto di vista, quindi, sarebbe importante poter contare su fondi e finanziamenti in grado di favorire l’adozione di soluzioni che possano effettivamente favorire l’adozione di impianti che permettano il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura. I contributi pubblici a fondo perduto del Recovery Fund europeo potrebbero essere un buon punto di partenza.

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