Dagli scarti liquidi di potrà ricavare l’energia. Questo è il quadro emerso dal rapporto curato dal Wwap e che trasformerebbe le acque reflue da elemento di contaminazione sanitarie ed ambientale a fonte di materie prime. Non solo, anche alcuni elementi nutritivi come fosforo e nitrati possono essere recuperati e trasformati in fertilizzanti.

In Giappone questo protocollo è già attivo con l’obiettivo di recuperare il 30% di biomassa dalla acque reflue entro il 2020. Questo fiume di risorse liquide spesso infatti inquina, e l’eccesso di sostanza nutritive provenienti dall’agricoltura intensiva delle attività industriali non fanno altro che accelerare il processo degenerativo dell’ecosistema acquatico.

Osservando anche il trend dei consumi, il recupero delle acque diventa indispensabile visto che – stando alle previsioni – il fabbisogno idrico totale aumenterà del 50% mentre tutt’ora due terzi della popolazione vive in aree colpite da scarsità.

Sfefan Uhlenbrook, coordinatore del Wwap ha raccontato come il livello tecnologico attuale sia già ad un livello avanzato: “Gli astronauti della Stazione spaziale internazionale riutilizzano la stessa acqua, quella che bevono e quella con cui si lavano i denti, da oltre 16 anni. Ora si tratta di tradurre questo sapere in strumenti low tech che lo rendano accessibile anche ad applicazioni nei paesi poveri sempre più colpiti dalla siccità. E l’Italia ha un grande futuro in questo campo grazie alle sue capacità ingegneristiche: è un’attività che ha un notevole potenziale anche dal punto di vista della creazione di posti di lavoro”

Il vero problema, e di grande rilievanza, è che attualmente quasi due miliardi e mezzo di persone nel mondo ancora non hanno impianti igienico-sanitari (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), obiettivo presente in Agenda da saldare entro 2030, aumentando così la necessità di questo programma di recupero delle acque reflue.

Come conclude il rapporto del Wwap resta ancora molto da fare e un passo essenziale sarà compiuto quando finalmente verrà riconosciuto il valore di un sicuro utilizzo delle acque reflue trattate e dei prodotti derivati come alternative all’acqua.

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