L’acqua è un bene prezioso e, purtroppo, sempre più scarso. Proprio per questo motivo è indispensabile iniziare a pensare a soluzioni di approvvigionamento alternativo per ricavare acqua potabile, rispetto alla classica potabilizzazione dell’acqua di mare. Negli ultimi anni, infatti, c’è anche chi ha iniziato a pensare al riutilizzo delle acque reflue per il consumo domestico e, per quanto possa sembrare difficile crederlo, esistono già casi di successo che stanno facendo scuola in tutto il mondo.

A Windhoek, in Namibia, le acque reflue vengono rese potabili già dal 1968: si tratta del primo caso al mondo in cui l’utilizzo di impianti ad alta tecnologia ha permesso il miglioramento delle condizioni sanitarie in una zona seriamente minacciata dalla siccità.

Nel 2015, invece, la Bill e Melita Gates Foundation ha presentato il Janicki Bioenergy Omniprocessor, in grado di ricavare acqua potabile ed energia elettrica dalla lavorazione di rifiuti organici umani. Grazie a questo processo, i fanghi di fognatura vengono separati in rifiuti secchi che servono ad alimentare un generatore elettrico e vapore acqueo che viene meticolosamente filtrato per produrre acqua potabile.

Un altro esempio si trova in California, a Santa Clara County, dove esiste un impianto di depurazione che, attraverso un avanzatissimo sistema di microfiltrazione, osmosi inversa e raggi ultravioletti è in grado di trasformare le acque reflue urbane in acqua completamente potabile.

Ottenere acqua potabile dalle acque reflue, quindi, non è impossibile come si potrebbe pensare. Anzi, iniziare a considerare i rifiuti come una risorsa preziosa è una vera rivoluzione che può potenzialmente aprire le porte ad innovazioni fino a poco fa impensabili e rendere l’acqua una risorsa alla portata di tutti.

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